Covid-19 ossigeno e mascherine

 

L’unica costante in questo periodo di decreti e numero di contagi resta l’utilizzo delle mascherine che sono state recentemente oggetto di polemiche alimentate poi attraverso i social media secondo le quali causerebbero ipossia (carenza di ossigeno nel sangue)
Uno studio americano, pubblicato su Jama, ha valutato se l’uso di mascherine non mediche possa essere associato a un cambiamento nella saturazione dire ossigeno. I risultati però hanno evidenziato che indossare una mascherina non medica a 3 strati non comporta un calo della saturazione di ossigeno.

In fase di studio i ricercatori hanno chiesto ai partecipanti (di varie fasce di età) di auto-misurarsi la saturazione di ossigeno prima, mentre e dopo aver indossato una mascherina, i risultati sono stati chiari sin da subito. La mascherina non comporta nessun danno e nessun abbassamento dei livelli di ossigeno nel sangue.

 

fonte
Peripheral Oxygen Saturation in Older Persons Wearing Nonmedical Face Masks in Community Settings

Vaccino anti-covid-19: Come funziona e quando sarà disponibile

 

Da novembre 2019 ad oggi il virus Covid-19 si è diffuso in 188 paesi e 25 territori in tutto il mondo, nonostante gli sforzi dell’OMS e dei governi per contenere la trasmissione, stando invece a quanto riporta l’OMS (organizzazione mondiale della sanità) i casi confermati nel mondo ad inizio pandemia sono stati 52.177.708 con 1.286.063  morti.

L’elevata e forse incontenibile diffusione del COVID-19 ha esortato la comunità scientifica a cercare una cura.  In questi giorni si sta parlando del nuovo vaccino messo a punto dalla Biontech ed in collaborazione con la Pfizer e Fosun Pharma. Quindi la domanda sorge spontanea: “Quando sarà disponibile questo vaccino ?”

Di seguito riportiamo la dichiarazione rilasciata sul sito dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità)

“Il meccanismo per la produzione del vaccino è stato attivato con alta priorità, tuttavia gli esperti concordano che sarà difficile che questo possa essere disponibile e distribuibile su larga scala in tempi brevi.”

La Biontech ha dichiarato che i risultati dimostrano che il  vaccino a base di mRNA può aiutare a prevenire il COVID-19 nella maggior parte delle persone che lo ricevono( circa 90%).

Come funziona e su cosa si basa il vaccino? Secondo sempre quanto riportato sul sito ufficiale della Biontech e della Pfizer il vaccino consiste in un breve segmento di materiale genetico, (chiamato RNA messaggero o mRNA), che ha il compito di far creare una versione innocua di una proteina bersaglio che attiva la risposta immunitaria del corpo contro il corona virus. Ciò stimolerà il sistema immunitario a generare anticorpi e a riconoscere il virus .A differenza di altri vaccini, i vaccini mRNA non contengono il virus stesso e quindi non rappresentano alcun rischio di infezione. Per concludere vi raccomandiamo nell’attesa di questo vaccino di rispettare sempre le norme anticontagio previste dal Ministero della Salute e vi invitiamo a rimanere sempre informati attraverso i canali ufficiali dell’OMS , ISS, e sul sito del governo.

 

Fonti: www.infermieristicamente.com

www. biontech.de

www.pfizer.com

Tampone normale o rapido? Differenze ed efficacia

A causa della sempre maggiore diffusione del virus Covid -19 gli scienziati stanno sviluppando nuovi test per verificare la positività in un individuo. In quest’articolo si parlerà delle differenze tra il tampone normale e quello rapido, di come funzionano e di quanto sono affidabili.

Il tampone rapido, viene somministrato con la stessa modalità del tampone naso faringeo classico, ma la differenza sta nel fatto che quello classico cerca il genoma vitale, quello rapido gli antigeni del virus ed è proprio per questo che fa parte della classe di test ANTIGENICI-RAPIDI.
La seconda differenza sta nel tempo in cui si riceve l’esito del test infatti il primo necessita di 24-48 ore mentre il secondo, il tampone rapido, di circa 15 minuti.
Qual è allora lo svantaggio?
Come precedentemente affermato questo nuovo tampone cerca gli “antigeni” ossia la presenza delle proteine di superficie del virus. Se la carica virale è bassa il test potrebbe risultare erroneamente negativo.
In sostanza attualmente il test più affidabile, nonostante i tempi prolungati per l’esito rimane sempre il tampone classico.

Fonte: ospedale San Raffaele

Covid-19 e test salivare. Quanto è efficace rispetto agli altri test?

 

Un indagine condotta dai ricercatori dell’istituto Spallanzani  ed in collaborazione con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, lo University College di Londra e la società biomedicale DiaSorin, ha recentemente confermato che il test salivare può essere considerato una  valida alternativa al tampone naso-faringeo per la diagnosi di Covid-19.

 

Lo studio, realizzato nell’arco di diversi mesi sul numero più grande di pazienti e di campioni finora analizzato al mondo mirava a determinare il comportamento dei campioni di saliva in termini di sensibilità nell’identificazione del virus nel corso dell’infezione.

I risultati hanno quindi  dimostrato che la saliva è un campione altrettanto valido rispetto al tampone naso-faringeo e al lavaggio bronco-alveolare.

Ma quali sono i vantaggi che offre quest’innovazione?

La minore invasività è certamente uno tra i più significativi: raccogliere un campione salivare è più facile e meno fastidioso rispetto al tampone naso-faringeo e, a maggior ragione, rispetto al lavaggio bronco-alveolare. Nel corso delle ricerche sono stati analizzati 337 campioni salivari di 164 pazienti ricoverati che sono successivamente stati messi a confronto con altrettanti tamponi naso-faringei riscontrando così un elevatissimo grado di concordanza fra risultati.

Un altro vantaggio è rappresentato dal tempo di ottenimento dei risultati, infatti con questo nuovo test i tempi sono stati accorciati da 1/2 giorni a poche ore.

Questo studio ha fornito la base scientifica per l’applicazione ad un progetto della Regione Lazio, volto allo screening nelle scuole.  Dalla raccolta di un unico campione salivare, che viene dapprima analizzato con un test antigenico, in caso di positività, lo stesso campione salivare viene analizzato con il test rapido molecolare per la conferma della positività, con un percorso che si conclude nel giro di poche ore e rende possibile la tempestiva adozione di misure  di contenimento.

 

Fonte: www.nursetimes.org

Cosa sono i Coronavirus?

 

COSA SONO I CORONAVIRUS?

I coronavirus sono un’ampia famiglia di virus respiratori che possono causare malattie dal comune raffreddore a sindromi respiratorie più gravi come la MERS e la SARS. Questi virus sono comuni in molte specie animali (come i cammelli e i pipistrelli). Raramente evolvendosi infettano l’uomo. Ma facciamo un passo indietro, da cosa deriva il loro nome? I coronavirus sono chiamati così per le punte a forma di corona che sono presenti sulla loro superficie.

Da alcuni identificati nella prima metà degli anni Sessanta ad alcuni identificati nel nuovo millennio, ad oggi i coronavirus conosciuti sono sette e di seguito riportati.

1 – 229E (coronavirus alpha)
2 – NL63 (coronavirus alpha)
3 – OC43 (coronavirus beta)
4 – HKU1 (coronavirus beta)
5 – MERS-CoV (il coronavirus beta che causa la Middle East respiratory syndrome)
6 – SARS-CoV (il coronavirus beta che causa la Severe acute respiratory syndrome)
7 – L’ultimo virus identificato e sicuramente più diffuso è il SARS-CoV-2 (responsabile del COVID-19)

Il 9 gennaio 2020 l’OMS ha dichiarato che le autorità sanitarie cinesi avevano individuato un nuovo ceppo di coronavirus mai identificato prima nell’uomo. Inizialmente chiamato 2019-nCoV è oggi noto in tutto il mondo come SARS-CoV-2. Il virus è stato associato a un focolaio di casi di polmonite registrati a partire dal 31 dicembre 2019 nella città di Wuhan (Cina centrale). Poche settimane dopo l’OMS ha annunciato che la malattia respiratoria causata dal nuovo coronavirus sarebbe stata chiamata COVID-19.

Fonte: EpiCentro ISS

 

 

 

 

Covid-19 e test sierologici

Con la sempre più rapida e avanzata diffusione del virus Covid-19 è opportuno rimanere informati attraverso i canali ufficiali del Ministero della Salute e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

In  questo articolo ci si soffermerà in particolare sulla spiegazione del funzionamento  del test sierologico.

Il test sierologico, attraverso un comune prelievo rileva la presenza nel sangue di anticorpi prodotti dal sistema immunitario in risposta ad un agente estraneo (come ad esempio il virus Covid-19). Dalla presenza nel sangue di anticorpi deduciamo se la persona abbia incontrato il virus e si sia al momento del test infetta.

 Ma qual è la differenza tra un test sierologico e un tampone?

Il tampone si effettua sul muco e si basa  sull’ individuazione dell’RNA virale. Il test sierologico invece viene effettuato sul sangue cercando gli anticorpi IgM o IgG. I primi sono prodotti nella fase iniziale dell’infezione e, tendono a scomparire nel giro di qualche settimana. Gli anticorpi IgG invece sono prodotti più tardivamente e si ritrovano nel sangue un paio di settimane dopo la comparsa dei sintomi (ma possono comparire anche prima) e permangono per molto più tempo.

Cosa significherebbe essere positivi al test sierologico?

Il sierologico positivo indica se si è entrati in contatto con il virus ma non indica necessariamente se si è protetti o guariti. Gli studi e le informazioni raccolte finora indicano che gli anticorpi compaiono mediamente da 5 a 7 giorni dopo l’inizio dei sintomi e si mantengono per un periodo ancora indefiniti.

Risultare negativi al sierologico invece  può avere diversi significati:

  • la persona non è entrata in contatto con il virus
  • è stata infettata molto recentemente (meno di 8-10 giorni prima) e non ha ancora sviluppato gli anticorpi
  • è stata infettata ma la quantità di anticorpi che ha sviluppato è, al momento      dell’esecuzione del test, al di sotto del livello di rilevazione del test stesso.

Per le ragioni sopra riportate e la non completa affidabilità del test il Comitato Tecnico Scientifico (CTS) ritiene che l’approccio standard e certamente più chiaro rimanga quello basato sulla ricerca dell’RNA con il tampone rino-faringeo.

Bambini e mascherine: le indicazioni di OMS e UNICEF

Con la riapertura delle scuole di seguito riportiamo domande e risposte messe a punto da OMS e UNICEF per l’utilizzo da parte dei bambini di mascherine per COVID-19

I bambini dovrebbero indossare una maschera?

Sulla base di molti fattori come i bisogni psicosociali e le tappe dello sviluppo, l’OMS e l’UNICEF consigliano ai bambini di età pari o inferiore a 5 anni di non indossare mascherine. Per bambini di età compresa tra 6 e 11 anni l’uso della mascherina  dovrebbe essere basata su alcuni fattori come:

  • La presenza di una trasmissione diffusa nella propria area di residenza
  • La capacità del bambino di utilizzare in modo sicuro e appropriato una mascherina
  • L’ adeguata supervisione di un adulto e l’adeguata formazione del bambino su come indossare e rimuovere in sicurezza la mascherina
  • Il potenziale impatto dell’uso di una maschera sull’apprendimento e sullo sviluppo psicosociale. Ai bambini di età pari o superiore a 12 anni viene consigliato di indossare una mascherina nelle stesse condizioni degli adulti, in particolare quando non può essere garantita la distanza di almeno 1 metro dagli altri e vi è una trasmissione diffusa nella zona di residenza o in cui ci si trova.

I bambini con disabilità dello sviluppo dovrebbero indossare la mascherina?  Secondo quanto dichiarato dall’ OMS l’uso di mascherine per bambini di qualsiasi età con disturbi dello sviluppo, disabilità o altre condizioni di salute specifiche non dovrebbe essere obbligatorio, ma valutato caso per caso dal genitore, tutore, educatore e / o medico del bambino.

 I bambini che hanno problemi di salute o una condizione medica che compromette il loro sistema immunitario dovrebbero indossare una mascherina?

I bambini con patologie come la fibrosi cistica o il cancro dovrebbero indossare una mascherina in consultazione con medici considerando che quest’ultima fornisce protezione alla persona che la indossa e impedisce la trasmissione ad altri.

Che tipo di mascherina dovrebbero indossare i bambini?

I bambini che solitamente godono di una buona salute possono indossare una mascherina non medica o in tessuto. Chi fornisce la mascherina deve necessariamente assicurarsi che questa sia della misura corretta e copra sufficientemente il naso, la bocca e il mento.

Come dovrebbero indossare una maschera i bambini?

I bambini dovrebbero seguire gli stessi accorgimenti degli adulti quando indossano le mascherine e per la pulizia delle mani si ricorda di almeno 20 secondi se si utilizza una soluzione a base alcolica, o di almeno 40 secondi se si utilizzano acqua e sapone.

I bambini dovrebbero indossare una mascherina quando svolgono sport o attività fisiche?

No, durante attività fisiche come correre, saltare o giocare nel parco giochi la mascherina potrebbe compromettere la respirazione. Quando si organizzano queste attività per i bambini, è importante seguire le norme di salute pubblica  come mantenere una distanza di almeno 1 metro dagli altri, limitare il numero di bambini che giocano insieme, fornire l’accesso alle strutture per l’igiene delle mani e incoraggiarne l’uso.

Fonte:

www.infermieristicemente.com

www.who.int

www.unicef.it

 

 

 

 

 

Animali e Covid-19, cosa dice l’OMS?

“Al momento non crediamo che gli animali domestici abbiano un ruolo nella trasmissione del coronavirus, ma pensiamo che possano essere infettati dai loro proprietari”. Lo sostiene Maria Van Kerkhove, responsabile dell’unità malattie emergenti e zoonosi dell’Oms. Ad oggi infatti non ci sono prove che gli animali da compagnia possano diffondere il virus, pertanto adottare misure drastiche e che possano addirittura comprometterne il benessere non è assolutamente necessario.
Tuttavia, ricordando che gli animali e l’uomo possono condividere malattie come ad esempio la scabbia o la rabbia, sono necessarie normali misure igieniche raccomandate da medici e veterinari per evitare la diffusione di qualsiasi malattia (incluso il Covid-19).
Il Ministero della Salute perciò raccomanda il rispetto delle più elementari norme igieniche quali lavarsi le mani prima e dopo aver toccato gli animali, il loro cibo, evitare di baciarli, farsi leccare o condividere il cibo. Al ritorno dalla passeggiata, pulire sempre le zampe evitando prodotti aggressivi e quelli a base alcolica che possono indurre fenomeni irritativi.
Secondo molti psicologi il contatto con gli animali contribuisce a migliorare la qualità della vita, a sviluppare un impatto positivo sull’umore riducendo: la solitudine, stati d’ansia e depressione.
Il ministero della salute ci ricorda inoltre che abbandonare un non è solo un gesto crudele e deprecabile ma è anche un reato sancito dal codice penale (art. 727 c.p.).

Fonte: http://www.salute.gov.it/

Aiutaci a diffondere la cultura del Primo Soccorso! Aiutaci a salvare Vite!
By Staff CSE

La storia di ANNE, il volto del manichini da addestramento RCP

Rescue Anne o CPR Annie, è un modello di manichino di addestramento usato  per insegnare la rianimazione cardiopolmonare (CPR).
Ma qual è la sua storia? Com’è nata? Quando ? e perché?
Ci troviamo a Parigi sulle rive della Senna alla fine del 1880. Una bambina di cui non si conosce l’identità è presumibilmente affogata nel fiume; viene realizzata per lei una maschera mortuaria (come era consuetudine in simili casi). Nei secoli a venire a sua storia così enigmatica farà da spunto per numerosi romanzi romantici. Negli anni Cinquanta i fabbricanti di giocattoli e bambole Asmund S. Laerdal di Stavanger, Ispirati dalla maschera della ragazzina decidono di commissionare alla nota scultrice Emma Mathiassen il volto per il nuovo manichino d’addestramento alla rianimazione, che si sarebbe chiamato Resusci Anne. Così che lo spirito della Ragazza trovata nella Senna sarebbe rimasto per sempre vivo.
Celebra il suo sessantesimo compleanno nel 2020 diventando un simbolo di vita per i milioni di persone in tutto il mondo che hanno imparato le tecniche salvavita della rianimazione cardiopolmonare evitando così morti deprecabili.

Fonte: www.laerdal.com

Il bagnino lo salva e torna ad abbracciarlo

Nel 2019 un ragazzo di 19 anni fu colpito da un malore in piscina ed è rimasto sul fondo della vasta fino a che il bagnino del centro “Le Piscine di Guastella” Lorenzo Simonazzi, non è intervenuto per salvarlo!

Dopo che lo ha tirato fuori dall’acqua e allontanato dal bagnato ha iniziato subito le manovre di BLS e attivato il sistema 118/112 di emergenza. Sono intervenuti: Ambulanza, Automedica e Elisoccorso.

Una volta stabilizzato è stato trasportato all’ospedale Maggiore di Parma in condizioni gravissime, ma dopo le cure e la riabilitazione è tornato a ringraziare il suo salvatore.

Intervenire prontamente con le manovre di primo soccorso fa la differenza tra la vita e la morte, lo ricordiamo tutti i giorni! Grazie a voi che siete sul capo, che vi trovate li quando c’è una tragedia che riousciamo a salvare le vite, grazie al vostro primo intervento! Ancora una volta è evidente quanto è importante diffondere la cultura del primo soccorso grazie ai corsi, a più persona possibili.

Aiutaci a diffondere la cultura del primo soccorso!

Fonte: ilrestodelcarlino.it

by Lorenzo Bassetti
Staff CSE